Antefatto del Volume III

Antefatto

Qualcuno penserà sia strano che quelli che furono gli anni più sereni della mia vita, abbiano coinciso con uno dei periodi più difficili e dolorosi per il Regno del Nord. Eppure è stato proprio così, e non me ne vergogno.

Dopo la sconfitta inflitta dall’Alleanza alle Orde dell’Oscurità e la fuga di Dagg Elath attraverso il portale della Fucina, il Regno si era trovato ad affrontare una delle crisi più profonde dall’epoca della caduta dell’Impero Avoniano; persino più profonda di quella che era seguita alla disfatta dell’Usurpatore, avvenuta cinque anni prima che io nascessi.

La guerra contro le armate del Signore delle Ombre aveva lasciato profonde ferite, non solo nelle città e nelle campagne, ma nei cuori e negli animi della gente. Le vecchie abitudini, i costumi che si erano consolidati nei secoli, persino le più antiche delle tradizioni, tutto era stato cancellato nel giro di pochi mesi. La guerra aveva provocato migrazioni di decine di migliaia di persone da una regione all’altra, rimescolando il Paese come la corrente che esce dall’estuario di un fiume rimescola le acque del mare. Gente che non parlava neppure la stessa lingua si era ritrovata a convivere fianco a fianco e a lottare assieme per la loro sopravvivenza. Spesso si erano creati forti contrasti, che erano sfociati in vere e proprie faide, per lo più provocate da equivoci e incomprensioni; altre volte, invece, erano nati nuovi legami e persino veri e propri patti di sangue fra famiglie e clan provenienti da regioni agli estremi opposti del Regno.

Era come se qualcuno, poco prima della semina, avesse mescolato nello stesso sacco sementi di decine di piante differenti, tanto che neppure lo stesso contadino fosse più in grado di dire se e quando queste avrebbero germinato, e soprattutto se avrebbero saputo coesistere nello stesso campo. Tutto questo in uno scenario nel quale bande di criminali, milizie cittadine spesso peggiori degli stessi banditi, movimenti indipendentisti e ambiziosi nobili, che oramai riconoscevano l’autorità del sovrano solo a parole, si contendevano ogni fazzoletto di terra di quello che una volta era stato un Regno unito e ragionevolmente sicuro.

Fu un periodo difficile, come ho già detto, che ben pochi ricordano oggi con nostalgia, eppure per me fu un momento magico, vissuto in un angolo di paradiso che mi ero ritagliato sulla costa meridionale della Penisola di Cora.

Ma si sa, nulla è per sempre.

Questo sito utilizza solo cookie di tipo tecnico per il suo funzionamento e non memorizza dati personali di alcun genere.