Antefatto

C’è chi afferma che il vero inferno sia sulla terra. E deve essere vero, perché io quell’inferno l’ho visto e l’ho attraversato tutto a piedi. Ancora oggi, pensando a quel lungo viaggio verso la Penisola di Cora, sento di nuovo il freddo attanagliarmi le ossa e congelarmi il respiro nella gola, mentre attorno a me il vento graffia la roccia e il ghiaccio, traendone tristi lamenti che si perdono in un cielo scolpito nel piombo.

Sono passati molti anni, ormai, da quando i quattro Re mi diedero l’improbabile incarico di assassinare Dagg Elath, il Signore delle Ombre, un essere che di umano non aveva quasi più nulla, se mai lo era stato. Ona, tuttavia, ne era convinto, ed era proprio su quell’unica convinzione che si basava la mia missione. Ona… Così vicino eppure così irraggiungibile; sempre al mio fianco, ma per me, in effetti, perduto. Non avrei mai pensato che mi sarei realmente affezionato tanto a un’altra persona, certamente non dopo la morte dei miei e soprattutto dopo quella di Isella. E invece quella sera che incontrai Ona e Messala, la mia vita cambiò radicalmente, anche se allora non me ne resi subito conto.

Ona Ettài era uno strano tipo di mago. Non era uno di quelli che si davano tante arie, che si vestivano in modo elaborato e parlavano sempre usando termini che non riuscivi mai a capire, ma che davano tanto l’idea di essere estremamente importanti. Lui era un tipo semplice, a volte persino ridicolo, o meglio, buffo, almeno finché non c’era da fare sul serio. Allora ti rendevi conto di quanto fosse determinato e soprattutto capace e intelligente. Non era solo uno dei maghi più potenti che avessi conosciuto, tanto più che di maghi non è che ne abbia conosciuti poi così tanti, anche se, forse, più di quanti avessi voluto. Lui era un tipo speciale: aveva una mente affilata come un rasoio e un cuore grande quanto una montagna. Eppure, in qualche modo, era quasi invisibile, quel tipo di persone che se non ci facevi caso neanche le notavi. In effetti, di lui, non sapevo quasi nulla. A volte sembrava un disegno appena abbozzato sul fondale della scena, una comparsa, senza sentimenti, opinioni, importanza alcuna. Ci vollero molti anni per capire che questo era esattamente quello che lui voleva, l’unica sua vera forma di difesa da un mondo che avrebbe fatto di tutto per cancellare una forza e una determinazione ben diverse da quelle che trasparivano dalla sua persona.

Dopo la morte di Messala, mi dissi che non avrei più permesso a nessuno di portarmi via qualcuno che mi fosse caro, e invece… Quanto è stato beffardo il Fato ad aver messo proprio nelle mie mani la lama che tolse la vita al mio più caro amico, anzi, all’unica persona che abbia mai potuto veramente chiamare amico.

Così, mentre il mondo che conoscevo lottava disperatamente per non farsi trascinare in quell’inferno, lo spirito di Ona viaggiava al mio fianco, racchiuso nella lama che ne aveva ucciso il corpo per sua espressa volontà: una sorta di crisalide umana che mi avrebbe protetto in quel lungo interminabile cammino alla fine del quale era la Fucina, dove il Signore Oscuro forgiava i suoi eserciti. Ma la Lama non era solo una compagna, una fonte di energia e un talismano di guarigione: essa era anche l’unica arma che forse avrebbe potuto uccidere l’Arcano, quell’abominio in cui Dagg Elath si era mutato con la sua stessa magia. Colpendo l’evocatore, lo spirito di Ona avrebbe indebolito la sua parte demoniaca, permettendo a quel frammento di umanità, che forse ancora esisteva nella parte più profonda del suo essere, di riemergere e spezzare così per sempre il potere oscuro che lo aveva avvolto fino a quel momento. Questo almeno era il piano. Ma si sa, i piani non sempre vanno come uno vorrebbe…

Antefatto

C’è chi afferma che il vero inferno sia sulla terra. E deve essere vero, perché io quell’inferno l’ho visto e l’ho attraversato tutto a piedi. Ancora oggi, pensando a quel lungo viaggio verso la Penisola di Cora, sento di nuovo il freddo attanagliarmi le ossa e congelarmi il respiro nella gola, mentre attorno a me il vento graffia la roccia e il ghiaccio, traendone tristi lamenti che si perdono in un cielo scolpito nel piombo.

Sono passati molti anni, ormai, da quando i quattro Re mi diedero l’improbabile incarico di assassinare Dagg Elath, il Signore delle Ombre, un essere che di umano non aveva quasi più nulla, se mai lo era stato. Ona, tuttavia, ne era convinto, ed era proprio su quell’unica convinzione che si basava la mia missione. Ona… Così vicino eppure così irraggiungibile; sempre al mio fianco, ma per me, in effetti, perduto. Non avrei mai pensato che mi sarei realmente affezionato tanto a un’altra persona, certamente non dopo la morte dei miei e soprattutto dopo quella di Isella. E invece quella sera che incontrai Ona e Messala, la mia vita cambiò radicalmente, anche se allora non me ne resi subito conto.

Ona Ettài era uno strano tipo di mago. Non era uno di quelli che si davano tante arie, che si vestivano in modo elaborato e parlavano sempre usando termini che non riuscivi mai a capire, ma che davano tanto l’idea di essere estremamente importanti. Lui era un tipo semplice, a volte persino ridicolo, o meglio, buffo, almeno finché non c’era da fare sul serio. Allora ti rendevi conto di quanto fosse determinato e soprattutto capace e intelligente. Non era solo uno dei maghi più potenti che avessi conosciuto, tanto più che di maghi non è che ne abbia conosciuti poi così tanti, anche se, forse, più di quanti avessi voluto. Lui era un tipo speciale: aveva una mente affilata come un rasoio e un cuore grande quanto una montagna. Eppure, in qualche modo, era quasi invisibile, quel tipo di persone che se non ci facevi caso neanche le notavi. In effetti, di lui, non sapevo quasi nulla. A volte sembrava un disegno appena abbozzato sul fondale della scena, una comparsa, senza sentimenti, opinioni, importanza alcuna. Ci vollero molti anni per capire che questo era esattamente quello che lui voleva, l’unica sua vera forma di difesa da un mondo che avrebbe fatto di tutto per cancellare una forza e una determinazione ben diverse da quelle che trasparivano dalla sua persona.

Dopo la morte di Messala, mi dissi che non avrei più permesso a nessuno di portarmi via qualcuno che mi fosse caro, e invece… Quanto è stato beffardo il Fato ad aver messo proprio nelle mie mani la lama che tolse la vita al mio più caro amico, anzi, all’unica persona che abbia mai potuto veramente chiamare amico.

Così, mentre il mondo che conoscevo lottava disperatamente per non farsi trascinare in quell’inferno, lo spirito di Ona viaggiava al mio fianco, racchiuso nella lama che ne aveva ucciso il corpo per sua espressa volontà: una sorta di crisalide umana che mi avrebbe protetto in quel lungo interminabile cammino alla fine del quale era la Fucina, dove il Signore Oscuro forgiava i suoi eserciti. Ma la Lama non era solo una compagna, una fonte di energia e un talismano di guarigione: essa era anche l’unica arma che forse avrebbe potuto uccidere l’Arcano, quell’abominio in cui Dagg Elath si era mutato con la sua stessa magia. Colpendo l’evocatore, lo spirito di Ona avrebbe indebolito la sua parte demoniaca, permettendo a quel frammento di umanità, che forse ancora esisteva nella parte più profonda del suo essere, di riemergere e spezzare così per sempre il potere oscuro che lo aveva avvolto fino a quel momento. Questo almeno era il piano. Ma si sa, i piani non sempre vanno come uno vorrebbe…

Antefatto del Volume II

Antefatto

C’è chi afferma che il vero inferno sia sulla terra. E deve essere vero, perché io quell’inferno l’ho visto e l’ho attraversato tutto a piedi. Ancora oggi, pensando a quel lungo viaggio verso la Penisola di Cora, sento di nuovo il freddo attanagliarmi le ossa e congelarmi il respiro nella gola, mentre attorno a me il vento graffia la roccia e il ghiaccio, traendone tristi lamenti che si perdono in un cielo scolpito nel piombo.

Sono passati molti anni, ormai, da quando i quattro Re mi diedero l’improbabile incarico di assassinare Dagg Elath, il Signore delle Ombre, un essere che di umano non aveva quasi più nulla, se mai lo era stato. Ona, tuttavia, ne era convinto, ed era proprio su quell’unica convinzione che si basava la mia missione. Ona… Così vicino eppure così irraggiungibile; sempre al mio fianco, ma per me, in effetti, perduto. Non avrei mai pensato che mi sarei realmente affezionato tanto a un’altra persona, certamente non dopo la morte dei miei e soprattutto dopo quella di Isella. E invece quella sera che incontrai Ona e Messala, la mia vita cambiò radicalmente, anche se allora non me ne resi subito conto.

Ona Ettài era uno strano tipo di mago. Non era uno di quelli che si davano tante arie, che si vestivano in modo elaborato e parlavano sempre usando termini che non riuscivi mai a capire, ma che davano tanto l’idea di essere estremamente importanti. Lui era un tipo semplice, a volte persino ridicolo, o meglio, buffo, almeno finché non c’era da fare sul serio. Allora ti rendevi conto di quanto fosse determinato e soprattutto capace e intelligente. Non era solo uno dei maghi più potenti che avessi conosciuto, tanto più che di maghi non è che ne abbia conosciuti poi così tanti, anche se, forse, più di quanti avessi voluto. Lui era un tipo speciale: aveva una mente affilata come un rasoio e un cuore grande quanto una montagna. Eppure, in qualche modo, era quasi invisibile, quel tipo di persone che se non ci facevi caso neanche le notavi. In effetti, di lui, non sapevo quasi nulla. A volte sembrava un disegno appena abbozzato sul fondale della scena, una comparsa, senza sentimenti, opinioni, importanza alcuna. Ci vollero molti anni per capire che questo era esattamente quello che lui voleva, l’unica sua vera forma di difesa da un mondo che avrebbe fatto di tutto per cancellare una forza e una determinazione ben diverse da quelle che trasparivano dalla sua persona.

Dopo la morte di Messala, mi dissi che non avrei più permesso a nessuno di portarmi via qualcuno che mi fosse caro, e invece… Quanto è stato beffardo il Fato ad aver messo proprio nelle mie mani la lama che tolse la vita al mio più caro amico, anzi, all’unica persona che abbia mai potuto veramente chiamare amico.

Così, mentre il mondo che conoscevo lottava disperatamente per non farsi trascinare in quell’inferno, lo spirito di Ona viaggiava al mio fianco, racchiuso nella lama che ne aveva ucciso il corpo per sua espressa volontà: una sorta di crisalide umana che mi avrebbe protetto in quel lungo interminabile cammino alla fine del quale era la Fucina, dove il Signore Oscuro forgiava i suoi eserciti. Ma la Lama non era solo una compagna, una fonte di energia e un talismano di guarigione: essa era anche l’unica arma che forse avrebbe potuto uccidere l’Arcano, quell’abominio in cui Dagg Elath si era mutato con la sua stessa magia. Colpendo l’evocatore, lo spirito di Ona avrebbe indebolito la sua parte demoniaca, permettendo a quel frammento di umanità, che forse ancora esisteva nella parte più profonda del suo essere, di riemergere e spezzare così per sempre il potere oscuro che lo aveva avvolto fino a quel momento. Questo almeno era il piano. Ma si sa, i piani non sempre vanno come uno vorrebbe…

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