Altri personaggi – Volume III
Franseza, detta Seza
Pescatrice di Noi Kulede, sorella di Yann e vedova di Dunyn, morto in mare durante una tempesta. Schietta, ironica, indipendente e pragmatica, ha poca pazienza per le convenzioni di corte e affronta i problemi «con la testa e non con il cuore». Il suo destino finirà per legarsi profondamente a quello di Garreth.
Naami
Amazzone del Cerchio di Àssora, figlia di Cella, figlia di Assia, figlia di Eno, vive a Lem Parà, uno dei villaggi di Sui Belem, con la sua compagna Liliana. In passato era stata la compagna di Messala, che l’aveva creduta morta. Un lungo viaggio la porterà dalle terre delle Amazzoni fino a Loth. Laconica e diffidente verso gli uomini, la magia e la «civiltà», brusca e sboccata, è però intuitiva e fedele fino in fondo agli impegni presi.
Jules de Alignac
Giovane mago del Magistero di Loth, già assistente del Patriarca Dwin Fomórach, è destinato ad assumere responsabilità ben più grandi. Un lungo e pericoloso viaggio lo porterà, insieme alla giovane maga Giselle Le Brain e ad altri compagni, fino ai margini del deserto di Davenhert. Disordinato, acuto, schietto fino all’ostilità e piuttosto pessimista, sente tuttavia su di sé la responsabilità di tutti coloro che lo accompagnano.
Giselle Le Brain
Giovane maga del Magistero di Loth, già apprendista di Guy du Lac, ha una profonda conoscenza dei testi antichi e un futuro di grande responsabilità davanti a sé. Accompagna Jules de Alignac nel suo lungo viaggio verso sud, e fra i due nascerà un legame destinato a durare. Ironica, testarda, sensibile e compassionevole, ha imparato a sue spese quanto possa far male perdere qualcuno, e per questo ha sempre cercato di non legarsi a nessuno.
Fatìma di Videsse
Giovane guaritrice originaria di Videsse, città a sud della Piana di Caddryll, si unisce a Jules de Alignac e Giselle Le Brain nel loro lungo viaggio verso sud, in compagnia del suo gatto, Codarotta. Solitaria per scelta, autoironica e acuta nel leggere le persone, affronta le difficoltà con uno stoicismo che nasconde più di quanto lasci vedere.
Abhijeet Kamath, detto Abi
Già comandante della Dodicesima Legione dell’esercito di Re Sigismondo, dopo la guerra è diventato Capitano del Popolo a Loth, a capo della milizia cittadina: un incarico che vive un po’ come un ripiego. Non fa mistero della sua relazione con Fu’ad Dawud, numéno e veterano dell’Armata di Ferro. Pragmatico, impaziente e brontolone, sa scherzare anche quando è preoccupato, ma quando serve torna a essere, prima di tutto, un soldato.
Aido Hwedo, il Serpente Arcobaleno
Detto anche l’Ultimo e Colui che Veglia, e noto con molti altri nomi, come Goorialla, Ungur e Wanamangura, è uno degli Antichi: un Drago Serpente rimasto su Kios a vegliare sul mondo anche dopo la partenza dei Grandi Draghi. Solo più tardi, quando anche gli ultimi se ne furono andati, si trasferì su Andria, dove vive nella Grotta di Smeraldo, nel cuore del Dente Caduto dal Cielo, e parla direttamente nella mente di chi gli sta davanti. A differenza della maggior parte dei Draghi Serpente, che non hanno ali, lui, che è fra i più potenti, le possiede. Quasi un semidio, sa essere solenne quando serve, ma è ironico, irriverente e ride spesso; e da tempo ha fatto propria la speranza degli umani.