Categoria Trame

Prefazione al Volume I

Prefazione

Fin da ragazzo sono sempre stato appassionato di narrativa fantastica. Nel corso degli anni ho infatti accumulato oltre 5.000 libri fra fantasy e fantascienza, compresi diversi volumi in lingua originale, ovvero in inglese. Inoltre ho partecipato per quasi dodici anni a diversi giochi di ruolo (RPG) ambientati in mondi fantastici, soprattutto di stile medioevale, svolgendo spesso anche il ruolo di master, ovvero di narratore. La mia vera passione, tuttavia, è scrivere, per cui, quando mi è stata data l’occasione di pubblicare il mio primo romanzo di fantasy, ho accettato con gioia e mi sono gettato a capofitto nell’impresa. Non è stato facile. Ero consapevole che il rischio maggiore fosse quello di fare una sorta di compendio di tutto quello che avevo letto in passato e che mi aveva particolarmente colpito, anche inconsciamente e in buona fede, o peggio ancora, di far vedere troppo “il tiro del dado”, come si dice nel gergo dei giocatori di ruolo, ovvero costruire una storia che assomigliasse un po’ troppo ad una trama di una partita di RPG.

In pratica il problema era quello di scrivere una storia originale che non assomigliasse a nessuna di quelle che avevo letto in precedenza e allo stesso tempo che prendesse dagli autori che più amo alcune caratteristiche che avevo imparato ad apprezzare nel tempo. Ad esempio, di Vance mi piace moltissimo la sua capacità di creare società aliene e allo stesso tempo estremamente coerenti, seppure così diverse dalla nostra; di Farmer mi piacciono soprattutto la spregiudicatezza e la capacità di affrontare in modo originale e con naturalezza argomenti che nella nostra società sono spesso tabù; della Norton e della Le Guin l’incredibile fantasia nel costruire scenari e storie dall’innegabile connotazione celtica; di Asimov il fatto che non crea mai un personaggio, anche secondario, senza un ben specifico scopo. Anche per questo ho voluto allegare alla fine del romanzo la lista dei nomi dei personaggi e dei luoghi riportati nel testo, anche perché, almeno io, mi ci perdo sempre quando i personaggi incominciano a diventare tanti.

Allo stesso tempo, avendo una mentalità scientifica e una grande passione per la storia, volevo costruire qualcosa che fosse il più possibile realistico, seppure in un contesto fantastico come quello di un romanzo di fantasy. Così, invece di mettermi subito a scrivere il romanzo, ho speso i primi due mesi a costruire l’ambientazione nella quale avrei fatto muovere i miei personaggi. Potrà sembrare strano, ma la mia prima preoccupazione è stata quella di creare un sistema planetario che funzionasse realmente. Un aspetto importante di una storia è il calendario: quanto dura un anno o un mese, il ciclo delle stagioni, l’alternarsi del giorno e della notte, sono tutte cose che influiscono sulla nostra vita, anche se spesso non ce ne accorgiamo. Avrei potuto inventarmi un calendario più o meno verosimile senza preoccuparmi di giustificarlo, ma sapevo che prima o poi avrebbe mostrato i suoi limiti. Così sono partito dall’astronomia. Con un po’ di aiuto da parte di due astronomi dilettanti e utilizzando Celestia, un programma gratuito di simulazioni astronomiche, ho creato un sistema planetario ridotto formato da una stella, un pianeta e due lune. Soprattutto le due lune hanno rappresentato un problema non da poco. Il sistema doveva essere stabile, altrimenti prima o poi le lune si sarebbero scontrate. Dovevo tener conto degli effetti mareali e delle orbite reciproche. Alla fine è venuto fuori il sistema descritto nell’appendice B di questo libro. Non ci crederete, ma non solo sono riuscito a farlo funzionare, ma l’ho persino fotografato! Meraviglie della tecnologia moderna.

Poi ho dovuto costruire i continenti su Reta, il pianeta principale. Per farlo ho utilizzato delle tecniche frattali combinate con tutta una serie di considerazioni di carattere climatico e orografico. Posizionare monti, fiumi, foreste, deserti, ha richiesto un lavoro non indifferente, dato che ogni elemento influenza il clima degli altri. Il risultato è stato Kios, il continente sul quale si svolge la nostra storia. Ho prestato particolare attenzione alle cartine. Personalmente amo quei romanzi di fantasy che riportano una cartografia completa dei luoghi dove la storia si svolge; passo delle ore solo a guardare le cartine e a immaginare possibili diramazioni della storia in altri territori, o come storie parallele. Così, prima ancora di sapere dove i miei personaggi si sarebbero recati, ho creato montagne, pianure, deserti, fiumi, laghi e foreste, dando a ognuno di questi elementi caratteristiche precise e congruenti con il clima e l’aspetto complessivo del territorio. È stato impegnativo, ma molto divertente.

A questo punto il problema era popolare il continente. Due sono gli elementi che caratterizzano la maggior parte dei romanzi di fantasy: la magia e le razze non umane. La magia rappresenta sempre un problema: c’è la tentazione di poter giustificare con essa qualunque cosa. Inoltre c’è il problema dell’impatto che può avere all’interno di una società. Immaginate per un momento che la magia esista sul serio. Cosa impedirebbe ai maghi di governare il mondo grazie al potere che hanno a loro disposizione? Era quindi necessario limitare la magia, integrarla in qualche modo in un mondo con una tecnologia più o meno simile a quella che esisteva nel nostro medioevo. Alla fine credo di esserci riuscito, ma questo potrete giudicarlo voi leggendo il libro. Analogamente ho ridotto al minimo le razze non umane, che in questo primo volume di quella che nella mia visione è una trilogia, compaiono solo sporadicamente. D’altra parte un romanzo di sword & sorcery, per essere tale, deve avere comunque una connotazione fantastica, altrimenti rischia di trasformarsi in un romanzo di fantasy storica, e non era questo che mi era stato chiesto di scrivere. Così ho introdotto i demoni, ovvero esseri che abitano altri piani dell’esistente e che possono essere evocati sul nostro. Non è un concetto nuovo, ovviamente, anche perché è ben difficile poter inventare qualcosa di totalmente originale in una letteratura che ha ormai più di un secolo di storia, se vogliamo indicarne la nascita con il romanzo «The Wood Beyond the World» di William Morris, del 1894. A ogni modo, era un aspetto poco sfruttato nei romanzi di fantasy di cappa e spada. La maggior parte dei demoni infatti compaiono più in romanzi di fantasy horror, il cui antesignano è quel grande maestro che ha per nome Howard P. Lovercraft.

Molta attenzione è stata anche data ai fattori storici e culturali. Ogni popolazione è stata studiata in dettaglio, anche se non tutte le idee e le caratteristiche sono state poi sfruttate in questo primo volume. In particolare ho voluto affrontare il delicato problema delle lingue. In genere, nei romanzi, non solo di fantasy ma nella letteratura in genere, si sorvola sul fatto che genti differenti parlino lingue diverse e quindi, quando si incontrano, che possano non riuscire a comprendersi. Così, pur avendo introdotto in Kios una lingua franca, che semplifica di molto il problema, ho voluto assegnare ad ogni popolazione una propria lingua utilizzando, all’interno della storia, antichi idiomi come il Celtico, l’Antico Norvegese, ovvero una delle lingue parlate dai Vichinghi, e il Greco Classico. Per far ciò mi sono fatto aiutare da esperti linguisti di varie parti del mondo.

Se vogliamo, la strategia adottata per scrivere questo romanzo è stata quella di sviluppare un mondo completo in ogni suo aspetto, geografico, climatico, storico, politico, etnologico, indipendentemente da quello che poi avrei o meno utilizzato nei singoli volumi. Questo mi ha dato un ampio margine nello sviluppare la trama che, per quanto strano possa sembrare, è stata l’ultima cosa sulla quale ho lavorato. Le trame dei romanzi di fantasy seguono vari filoni consolidati. Un classico è ad esempio la quest, la Cerca, come quella del Santo Graal nel ciclo di Re Artù. Questa trilogia, se si vuole, ricade di più nel filone della Minaccia, del Nemico e quindi, se vogliamo, dell’eterna lotta fra il Bene e il Male. Anche qui, ho prima costruito la storia complessiva, che si sviluppa su tre volumi; poi mi sono concentrato sul primo volume e ho tracciato una serie di linee guida che ho ampliato e dettagliato man mano che iniziavo a scrivere i vari capitoli. L’alternanza del racconto in prima persona da parte del protagonista e della storia raccontata dall’esterno, ha permesso di evitare che avesse una struttura troppo sequenziale e monotona. In realtà il primo libro segue una cronologia abbastanza lineare, senza flashback, mentre il secondo si svilupperà su due filoni paralleli che si alterneranno man mano che si va avanti nei capitoli, per poi riunirsi nel terzo in uno scenario di grande impatto emotivo.

Anche i personaggi mi hanno dato molto da fare. I protagonisti non sono i soliti eroi senza macchia né paura, né cavalieri il cui scopo sia di salvare donzelle in pericolo o maghi arcipotenti in grado di salvare il mondo da un’oscura minaccia. Si tratta piuttosto di persone normali, con gli stessi difetti e limiti che abbiamo tutti noi, persone che commettono errori e che, a volte, fanno anche cose discutibili sul piano etico, ma comunque coerenti con la cultura e la società nella quale vivono. E quella in cui vivono è una società dura, a volte crudele, qual era appunto il nostro Medioevo, in cui la vita di un essere umano poteva non valere nulla, specialmente se non era un nobile o un ricco mercante. Quella della Lama Nera è una realtà nella quale anche gli eroi muoiono, e non sempre da eroi, nella quale i buoni possono perdere e i cattivi vincere, dove non sempre arriva la cavalleria all’ultimo minuto e, se arriva, non è detto che riesca ad evitare il peggio. In questo ritengo il mio romanzo molto realistico, forse anche un po’ crudo, se volete, anche se non si cerca mai la sofferenza e la violenza fini a sé stesse. Non è pulp fiction, tanto per intenderci.

Ad ogni modo, a chi desidera saperne di più sull’ambientazione o semplicemente avere un qualche aiuto per quello che riguarda le lingue, le popolazioni, il calendario e le unità di misura utilizzate nel romanzo, suggerisco di far riferimento alle appendici in fondo al volume, una delle quali elenca anche i nomi di tutti i personaggi e le località riportate nel racconto. Che le si leggano prima del romanzo, dopo o durante la lettura, queste appendici offrono un valido ausilio a chi vuole immergersi sempre di più nel fantastico mondo di Aggart e della Lama Nera.

Questo è quanto. Ho cercato di costruire qualcosa di originale che spero divertirà e appassionerà chi lo legge. Affermare tuttavia di non essermi ispirato ad autori precedenti sarebbe quantomeno presuntuoso, oltre che falso. Ogni scrittore in qualche modo si rifà ai suoi miti, se non in certe intuizioni geniali, quantomeno in alcuni aspetti stilistici. Oltre al maestro per eccellenza, John Ronald Reuel Tolkien, gli autori di fantasy ai quali mi sono rifatto di più sono Robert E. Howard, Michael Moorcock, Ursula Le Guin, Marion Zimmer Bradley e André Norton. Dai romanzi di fantascienza di Jack Vance e Philip José Farmer ho invece preso in prestito la passione per la creatività, mentre da quelli di Isaac Asimov il piacere per la razionalità. Infine ci ho messo qualcosa di mio e chissà, magari un giorno qualcuno, leggendo un mio romanzo, deciderà di ispirarsi a quelle pagine per scrivere un nuovo libro, contribuendo così a una tradizione che da oltre un secolo caratterizza quell’affascinante letteratura che è la narrativa fantasy.

Dario de Judicibus

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Il Ciclo della Lama Nera

Il Ciclo della Lama Nera è formato da tre volumi: «La Lama Nera», «Le Orde dell’Oscurità» e «Il Signore delle Ombre». Il ciclo è ambientato in un mondo immaginario, Reta, molto simile alla Terra, ma caratterizzato da due grandi continenti, Kios e Andria e da due lune, Brianno e Rianno. La storia di Aggart, il protagonista, inizia proprio a Kios, dove il ragazzo sfugge per miracolo al massacro della famiglia da parte di un’orda di demoni.

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